Melissa Trojani

Melissa Trojani

Head of User Experience Design

Milano, Italia

THE TECH MUM

Qual è stato il tuo percorso in Luxottica, e dove ti ha portato oggi?

È cominciato 6 anni fa: il mio primo giorno in Luxottica fu l’11 novembre 2013.
Quando ho iniziato ero l’unica UX designer in Luxottica, all’interno di un team e-commerce che si era appena creato, composto da una decina di persone.
Ora sono a capo di un team di 7 designer, all’interno di un team digital che comprende più di 120 persone.

Cosa ami di più del tuo lavoro?

Amo il fatto di poter mettere ciò che so fare al servizio delle persone per render la loro vita più semplice. E amo poter lavorare su brand così riconosciuti e prestigiosi.

Quali sono le capacità fondamentali per il tuo ruolo?

Spirito di osservazione, per notare i dettagli che fanno la differenza.
Empatia, per mettersi nei panni degli utenti.
Creatività, per trovare la soluzione migliore ai problemi che incontriamo.
Mediazione, per trovare sempre il giusto compromesso tra il bisogno degli utenti e quello del business.

Qual è stata la sfida più grande che hai incontrato sul tuo cammino, e come l’hai superata?

Quando sono entrata in Luxottica, il piccolo reparto digital esistente lavorava solo con agenzie esterne. Quando mi presentavo nel mio ruolo di designer venivo accolta con stupore e un briciolo di resistenza.
Ho dovuto dimostrare i vantaggi di internalizzare il processo di design, sia in termini di tempi che di vicinanza agli obiettivi di business. Sono stati i risultati a fare il resto del lavoro, oltre a una cultura aperta al cambiamento e pronta ad accogliere le novità positive.

Qual è il progetto più sfidante su cui hai lavorato? E qual è stato il risultato?

Il più sfidante è stato di certo il primo progetto disegnato internamente, nell’ormai lontanissimo 2014: Ray-Ban Remix, il configuratore di occhiali da sole Ray-Ban, tutt’ora uno degli assets di punta del sito. Frutto di tanta ricerca, sperimentazione e guerrilla testing, e di un team che si confrontava per la prima volta con un progetto di design interno.
Il successo del progetto mi rende orgogliosa anche come donna, oltre che come designer: quando l’ho disegnato aspettavo la mia prima bimba, ero all’8° mese di gravidanza. Il mio personalissimo “We can do it”.

Che consiglio daresti agli studenti universitari o ai giovani professionisti che pensano ad una carriera nel mondo digital?

Siate osservatori, scienziati, sperimentatori. Questo è un modo che cambia velocemente, e chi si aggrappa alle proprie idee senza aprirsi al cambiamento è perduto nel giro di pochi mesi.

Come funziona la collaborazione nel tuo ufficio?

Certe volte assomiglia a una gran confusione! Ci sono gruppi di persone che si confrontano e lavorano insieme ad ogni angolo. Ma è proprio questo il bello: non c’è un solo progetto che venga svolto senza coinvolgere gli altri team e senza chiedere il contributo di tutti.

Hai l’opportunità di fare da mentore o aiutare a crescere colleghi con meno esperienza? Lo ritieni importante?

Essendo a capo di un team, questo è parte del mio lavoro. La parte che ritengo più importante e gratificante.
Aiutare i ragazzi del mio team a crescere, a far emergere le proprie potenzialità; spronarli a non accontentarsi dei successi raggiunti, ma a cercare il miglioramento costante, è per me un impegno quotidiano. E lo faccio costruendo un dialogo aperto, basato sulla fiducia e l’ascolto reciproco.
È importante perché su questo si basa il benessere e la salute del team. E quando le persone si sentono bene, possono fare la differenza in qualsiasi progetto.

Qual è la lezione più importante che hai imparato qui?

Nessun uomo è un’isola: il segreto del successo sa nel saper ascoltare, chiedere aiuto, esplicitare i propri dubbi e le proprie certezze, discutere sempre. Perché non esistono idee buone o cattive, le idee migliori nascono sempre dalla collaborazione.

Il tuo lavoro in Luxottica ti permette di mantenere un equilibrio tra obiettivi professionali e vita privata?

In questi 6 anni mi sono sposata e ho avuto due bimbe. Sono diventata manager dopo aver avuto la prima bimba, e ho avuto un’ulteriore promozione mentre aspettavo la seconda.
La mia famiglia e la mia carriera sono cresciute parallelamente e di pari passo, e nessuna delle due è stata d’intralcio per l’altra. Anzi, credo che ognuno dei due aspetti abbia beneficiato della soddisfazione generata dall’altro.